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One Comment

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    Laura Galasso

    Questo articolo mi ha dato veramente tanti spunti per riflettere. Purtroppo molti (professori ma anche alunni o genitori) sono coloro che pensano che la scuola debba essere per forza solo un apprendimento rapidissimo di quante più informazioni possibili e… Impossibili! Bisogna sapere a memoria tutte le date di nascita e morte dei vari poeti, a quanti anni Shakespeare ha scritto l’Amleto, ogni singolo elemento della tavola periodica o cosa stava facendo precisamente Isaac Newton prima di… “scoprire” la gravità. Tutte nozioni che, dopo aver fatto la verifica o le interrogazioni, ci siamo già belle che dimenticate!-) E allora a cosa serve andare a scuola se poi tutto quello che imparo andrà a finire nel dimenticatoio e nessuno ci parla delle cose che realmente dovremmo sapere. Ad esempio, sono pochi i professori che ci parlano di politica e ci fanno da guida in vista dei nostri 18 anni. Nessuno ci parla di come funzionano le tasse, come gestire il denaro e che cosa è un mutuo. Si parla troppo poco di disturbi alimentari (che sono la seconda causa di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali) e di educazione sessuale. Servirebbe anche un corso di educazione digitale, dato che siamo la Generazione Z e siamo inevitabilmente sempre connessi a un’arma pericolosissima come Internet. Ovviamente, non possiamo dare tutta la colpa ai docenti e lavarcene le mani. Spesso e volentieri, noi studenti siamo i primi a non voler stare a sentire e a preferire l’ozio e la pigrizia, alle informazioni e alla cultura. Allora, forse, entrambe le parti dovrebbero fare un passettino in avanti: gli studenti senza ritenere che siano sempre i prof a essere troppo severi ed esigenti, e questi ultimi senza pensare che gli alunni siano tutti degli scansafatiche e che vivano solo per andare a scuola e prendere bei voti. Del resto, come diceva Charles Dickens, “L’alunno non è un vaso da riempire, ma una lampada da accendere”.

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