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3 Comments

  1. 1

    Silvia Nasini

    Di questo articolo, una frase in particolare mi dà i brividi: “questa faccenda è puramente interna all’Egitto”. Le parole del ministero degli interni egiziano dovrebbero farci riflettere, perché questo caso non è egiziano o italiano, è umano. Molto spesso nella storia si sono verificati eventi in cui stati adiacenti a quelli interessati hanno voltato le spalle o rifiutato esplicite richieste di aiuto, per paura o per interesse proprio, ed è proprio questo che dobbiamo evitare: non si tratta di chi deve salvare chi, o chi deve preoccuparsi di cosa, ma solamente di unirsi per una causa comune, una causa che ci riguarda tutti, perché tutti siamo come Patrick Zaky: tutti siamo esseri umani.

  2. 2

    giorgiaquargnal

    E’ passato poco più di un anno dal giorno in cui Patrick è stato sottratto alla libertà, quell’ideale che lui ha perseguito con tanto fervore e che purtroppo lo ha portato anche a privarsene. Un anno fa non ero a conoscenza di questa vicenda, non me ne ero interessata particolarmente, ma a dicembre di questo anno, grazie ad un servizio delle Iene, ho capito tante cose e ho iniziato a conoscere un po’ questa vicenda, anche dai tratti inquietanti, perché trovarsi in carcere in Egitto non è come trovarsi in carcere in Italia. Quello che più mi ha colpito, si tratta di un aspetto sottolineato anche in questo articolo, è il fatto che l’Italia si sia interessata a questa vicenda, forse perché questa volta il nostro Paese vuole dimostrare di aver capito lo sbaglio che ha compiuto con la vicenda di Giulio Regeni e perché vuole far capire che la libertà è un bene prezioso che come Stato civile vogliamo assolutamente preservare e difendere con tutta la nostra forza diplomatica. L’interesse dimostrato dalla nostra Italia è anche un interesse che proviene dal mondo artistico e creativo, infatti grazie ad un contest ideato da Amnesty International e con il patrocinio dell’Università di Bologna, è stato indetto questo concorso il cui obiettivo è quello di unire le voci, anche quelle più artistiche, nell’accorato appello alla liberazione del giovane studente egiziano, attraverso la creazione di alcuni poster che sono stati poi affissi nelle città italiane nell’anniversario dell’arresto di Patrick.

  3. 3

    Alice Dominici

    Questa vicenda mi ha colpita molto in quanto credo che l’uomo debba essere libero di esprimere come meglio crede ogni suo orientamento, anche quello sessuale. Il fatto che in Egitto questo non sia possibile, è scandaloso. Non esiste una legge che dia il diritto a qualcuno di torturare un povero ragazzo così giovane. Poi le varie accuse che gli sono state fatte, tra le quali anche quella di aver incitato alla violenza e ad atti terroristici, credo siano davvero una follia.
    Quello che mi è rimasto impresso di questo articolo è il murale sui muri di villa Ada a Roma dove sono stati immortalati Giulio Regeni e Patrik abbracciati in segno di forza, sostegno e fratellanza. La frase credo sia stato un tocco di classe: “questa volta andrà meglio”, ci fa capire quanto sia reale questa causa. Non ci sono parole adatte per descrivere una situazione del genere, soprattutto sapendo che non è la prima volta.
    Ho apprezzato molto anche il commento del professor Paolo de Stefani, sono d’accordo con lui quando dice che evidentemente le vicende di entrambi i ragazzi sono dovute a delle “situazioni scomode” e credo che sia la parte peggiore della vicenda, quella cioè delle comlicazioni politiche e dei trattati internazionali.
    Non mi capacito di come l’essere umano possa essere così vile nei confronti di un suo simile solo per paura vengano svelate chissà quali scomode verità… L’Italia deve prendere i giusti provvedimenti contro questi assassini e torturatori e deve tutelare i giovani che oggigiorno subiscono queste cattiverie, sperando in un futuro nel quale non sentiremo più notizie così cruente e disumane ai telegiornali.

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