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11 Comments

  1. 1

    Michela Mengarelli

    Il virus ha colto la comunità globale con la guardia abbassata fino a quando, l’11 marzo scorso, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fatto risuonato l’allarme generale con la dichiarazione di pandemia.
    Sono migliaia i morti per il coronavirus, la maggior parte tra i più deboli, anziani o gravemente malati. Se ne sta andando una generazione. Molti sono anche medici, alcuni richiamati in servizio dalla pensione, che ci hanno lasciato per aver messo la vita degli altri prima della propria.
    Nessun’altra epidemia nell’era moderna ha avuto gli effetti devastanti del Covid-19 sull’economia, sui rapporti sociali, sugli stili di vita. Ma quando ne usciremo? Come sarà il domani? Non riescono a dircelo né i decreti del governo né tanto meno le statistiche degli scienziati. Nessuno lo sa, l’incertezza spaventa e allarma sempre più, rendendo così il futuro incerto… Non c’è attività che non debba fare i conti con il virus: che ne sarà del nostro lavoro, della scuola, oppure del divertimento e dello sport? Nulla sarà più come prima, tutto è rimandato, annullato. Senza termini o scadenze prevedibili che indichino la via di uscita.
    Lo stravolgimento delle abitudini ha già introdotto dei cambiamenti non solo negli stili di vita ma nella mente stessa delle persone. La routine di cui era fatta la giornata, piacevole o stressante, era a modo suo tranquillizzante. Oggi ci troviamo come spiazzati dalla mancanza di riferimenti.
    E’ il senso di “commozione” che ci accompagna e ci accomuna in questi giorni di forzato isolamento, in cui cerchiamo di coltivare un po’ di speranza e fiducia.

  2. 2

    ElenaCarloni

    “Permarrà sempre nel profondo del nostro cuore, dei nostri occhi o della nostra anima la paura del contatto umano. Tutti quei gesti quotidiani che scaldavano il cuore, a partire dalla semplice stretta di mano agli abbracci tra due o più persone”.
    Mi piacerebbe soffermarmi solo per un momento su questa frase molto semplice sì, ma che al tempo stesso racchiude al meglio quello che più si avvicina alle mie idee e supposizioni per ciò che avverrà alla fine di tutto questo periodo difficile e travagliato. Alla fine infatti, spero che tutti riusciranno ad arrivare a capire quanto sia importante, per ogni singola persona anche “una semplice pacca sulla spalla” in segno di comprensione reciproca, come a dire: “tranquillo non sei da solo, andrà tutto bene!” o “non ti preoccupare, affronteremo anche questa insieme”.
    Spero davvero che questa situazione riesca ad aprire gli occhi a tutti coloro che fino ad ora non si erano accorti dell’importanza del contatto fisico, dell’importanza di guardarsi in faccia… Anche perché, se così non accadesse in questa situazione estrema, non so davvero come queste persone possano farlo e soprattutto, in quali condizioni dovranno ritrovarsi affinché possano riuscirci finalmente!

  3. 3

    Margherita

    Dal 4 maggio l’Italia è entrata nella Fase 2 di questa situazione di emergenza mondiale. Molte persone non aspettano altro che poter riabbracciare i propri cari e amici, sperando di tornare alla normalità il prima possibile, mentre altre hanno timore ad uscire di casa, consapevoli del fatto che quella normalità tanto desiderata, non si presenterà tanto presto. Di fatto la normalità che ci aspetta per i prossimi mesi sarà l’utilizzo della mascherina, lavarsi spesso le mani ed evitare il più possibile il contatto con le altre persone.
    Molti si chiedono se sarà per sempre, ma ad oggi l’unica speranza per un ritorno alla vita prima del Covid-19 è la sperimentazione di un vaccino.
    Credo che in questo periodo di emergenza un grazie va anche alla tecnologia, di fatto smart working e lezioni on-line non sarebbero potute essere attuate senza l’utilizzo di internet e di uno strumento digitale. È stato un compagno fondamentale per combattere le restrizione imposte dal virus, ha permesso a molte persone di poter continuare a lavorare e, cosa più importante, a garantire un’istruzione per gli alunni di tutta Italia.
    Come dice il grande Mahatma Gandhi “Il futuro dipende da ciò che fai oggi”, perciò non dobbiamo abbatterci da questa situazione, continuando a dare il meglio di noi sempre.

  4. 4

    Chiara Antonucci

    Dopo aver letto questo articolo mi sono messa a contare: non esco di casa da circa due mesi e mezzo. Se prima mi avessero detto che non sarei potuta uscire per così tanto tempo probabilmente mi sarei messa a ridere, eppure eccomi qua: un piccolo sacrificio (per quanto può sembrarci grande) per il mio bene e per quello di chi mi circonda. Quasi tre mesi dopo posso dire di essermi quasi abituata a questa realtà, non nego che uscire non mi manchi, ma quello che prima era la nostra normalità, non è più tanto “normale” ormai…
    All’inizio di tutto se portavi la mascherina eri “esagerato”; oggi (soprattutto con la tanto attesa Fase 2) se non l’indossi sei uno sciagurato; vedere comitive andare in giro, come se niente fosse, mi fa rabbia perché, per quanto vorrei essere con loro, so che è da irresponsabili e proprio per persone come queste che la “normalità” mi sembra ogni giorno sempre più lontana… Ma fino a dove può spingersi ancora l’ignoranza umana? Credo che lo scopriremo presto.

  5. 5

    rebecca.quintaba

    Attualmente ormai quasi tutto il mondo si trova in quarantena a causa del Covid-19. Mai avrei pensato che nell’era in cui ci troviamo, fosse possibile una cosa del genere: vedevo il pericolo di una pandemia come una cosa antica che non sarebbe mai più successa nella storia. Ed invece ci troviamo qui, in Italia, dopo più di un mese e mezzo di quarantena e alle soglie della seconda fase di questa lenta rinascita (si spera). Con il tempo che abbiamo a disposizione ora, è facile perdersi nei pensieri e nei ricordi di poco tempo fa, quando uscire il sabato sera con gli amici era una cosa più che normale… Ma ora purtroppo non lo è più… Questa situazione ci fa realizzare, però, quanto la realtà di cui prima eravamo insoddisfatti e che cercavamo sempre di criticare, ora faremmo di tutto per riportarla indietro. Basti pensare alla scuola: vediamo i nostri compagni è vero, ma chi è mai stato veramente felice di fare una verifica o studiare interi pomeriggi per una interrogazione? Probabilmente nessuno o poche persone. Eppure ad oggi penso che sostenere un’interrogazione di fronte ai professori ci renderebbe molto più felici che farlo divisi da uno schermo. Infine è difficile non vedere la propria famiglia, i proprio amici, non fare sport liberamente e non uscire quando si vuole, è vero, ma fino a che non si troverà una cura, dobbiamo impegnarci tutti quanti a rispettare le regole che ci vengono date, per il bene delle persone che amiamo e che ci circondano.

  6. 6

    eleonora.pieia

    “Ci rendiamo conto di ciò che abbiamo di bello, solo quando lo abbiamo perso”. È con questa frase che credo si possa riassumere in modo molto breve il periodo che stiamo vivendo.
    Dall’inizio della quarantena credo di aver pianto moltissime volte, perché più passano i giorni e più mi rendo conto del fatto che tutto questo tempo non ce lo ridarà indietro nessuno, proprio ora che noi ragazzi, in particolare di noi appena maggiorenni, stavamo vivendo uno dei nostri periodi più belli, e penso anche a quanto mi manchi tutto ciò che prima ho sempre dato per scontato: i miei amici, il mare, il sole, le passeggiate, cenare al ristorante e… Perfino la scuola! Cosa darei per tornare a fare lezione con i miei compagni!…
    In questo articolo c’è scritto che probabilmente niente sarà più come prima, e devo dire che da una parte sono d’accordo, perché rispettare le distanze sarà un modo fondamentale per evitare qualsiasi contagio, mentre dall’altra, spero che col tempo riusciremo a “tornare alla normalità”, riuscendo a superare la paura che ora ci ha bloccati e a valorizzare le cose belle che questo maledetto virus ci sta portando via…
    Nonostante tutto però io sono positiva, perché alla fine è solo un brutto periodo, e come tutti i periodi (belli e brutti) ha un inizio e avrà quindi anche una fine.

  7. 7

    Silvia Nasini

    L’essere umano è davvero esagerato: riesce a passare per opinioni totalmente antitetiche nel giro di pochissimo tempo. Solo qualche mese fa erano tutti convinti che questo virus non fosse nulla di più che un’influenza e che le precauzioni indicate fossero estreme. Ora, a due mesi dall’inizio della quarantena, ci ritroviamo a evitare qualsiasi contatto: uscendo per strada noto come le persone mi fissano prima di cambiare strada, spaventate, girano a largo, scendono dal marciapiede per poi risalire appena superano l’ostacolo… questa non è precauzione, è ipocrisia. Non sembra esserci via di mezzo tra l’ignorare ogni regola imposta e sovrastimare quello che viene detto ai telegiornali, dai politici e dai finti medici del web. Il timore del contatto risiede proprio qui, nella paura che anche solo passando accanto ad una qualsiasi persona per strada si possa contrarre quello che da “virus influenzale” è passato ad essere un “virus altamente mortale”. Le opinioni sono potenti, le opinioni mettono in dubbio, dividono, manipolano; ma c’è una parte di me che crede che l’umanità sia di gran lunga superiore, che si possa tornare a stare bene, a fidarsi dell’altro, a scambiarsi un saluto, a sorridere ai passanti. La solitudine all’uomo non piace, non è mai stato capace di sopravvivere da solo. Perdere la speranza non è quindi la risposta adatta, guardare al futuro come qualcosa di amaro e al passato come una normalità irrecuperabile non è tra le opzioni possibili.

  8. 8

    sofia.latini

    Ma ci rendiamo conto che situazione stiamo vivendo? Avremmo mai immaginato che ci avrebbero obbligato a stare in casa per mesi senza poter uscire? Che ci avrebbero vietato di vedere i nostri amici o parenti? Se ci pensiamo è davvero assurdo. Come si può impedire, ai ragazzi specialmente, di chiudere i rapporti sociali, di non poter più abbracciare, baciare le persone che si amano? Secondo me sono state prese restrizioni troppo eccessive e si è creato un enorme allarmismo; siamo costretti a stare in casa, si può uscire solo per fare la spesa o per fare brevi passeggiate. La polizia gira continuamente e noi siamo costantemente controllati. In questo periodo ho cercato di informarmi il più possibile, leggendo diverse fonti, anche di opinioni opposte per poter avere un’idea più precisa. Sono arrivata alla conclusione che la situazione sia stata gestita male dalle autorità e a causa dei troppi tagli che sono stati fatti alla Sanità durante tutti questi anni, si è arrivati a non avere il numero sufficiente di apparecchiature per curare i casi più gravi, cosa che non è accaduta in altri Paesi. Inoltre, anche l’insufficienza di posti letto negli ospedali ha fatto sì che molti pazienti sono stati ricoverati in strutture non idonee come le case di cura per anziani, provocando quasi delle carneficine. Molte aziende come quelle alimentari hanno continuato a lavorare e non è successo nulla, pertanto con le dovute precauzioni, avrebbero potuto permettere anche ad altri di lavorare, non bloccando completamente l’economia. Spero che tutto questo finisca il prima possibile e che il nostro Paese riesca a riprendersi velocemente, anche se so che sarà molto dura.

  9. 9

    Noemi Croce

    Quest’articolo mi ha fatto decisamente pensare molto. Chi l’avrebbe mai detto che avremmo mai vissuto una situazione del genere? Chi se lo sarebbe mai aspettato? Assolutamente nessuno. Il Covid-19 ha stravolto la nostra vita, la nostra “normalità” e la nostra quotidianità in una maniera molto forte, e soprattutto da un momento all’altro. Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati a casa seduti su una sedia davanti ad un computer a fare lezione online, senza rendercene neanche conto… E’ stato tutto così veloce ed immediato che è stato anche difficile realizzare ciò che veramente ci stava accadendo, credo sia per questo che molte persone inizialmente non riuscivano ancora a rendersi conto della gravità della situazione, è successo tutto troppo velocemente. Avessi saputo prima cosa sarebbe successo, avrei cercato di godermi un pò di più i piccoli momenti che sembravano così semplici e quotidiani… Avrei guardato il tramonto al porto qualche minuto in più, avrei fatto un altro giro in autobus, non avrei avuto tanta fretta nel ritornare a casa, avrei abbracciato un po’ più forte i miei nonni e i miei amici e avrei guardato di più negli occhi le persone. Questa situazione mi ha fatto capire davvero tante cose, mi ha fatto capire che la vita è così bella e la quotidianità che sempre abbiamo considerato noiosa, oggi è la prima cosa che ci manca. E’ brutto da dire, ma probabilmente mi sono anche un po’ abituata a questa nuova “realtà”. In questi due mesi e mezzo onestamente sono uscita di casa un paio di volte, (dopo l’annuncio della seconda fase il 4 maggio), la cosa che mi ha fatto più “tenerezza” se così si può dire, è stato vedere negli occhi della gente la paura: abbiamo paura anche di passarci accanto, appena ti passa una persona accanto, è subito “mascherina su”, come se fossimo un pericolo. Siamo diventati nel vero senso della parola dei “pericoli umani”. E’ da più di due mesi che non vedo il mare o un tramonto in spiaggia, e penso che il colore rosso del cielo che si riflette sul mare sia una delle cose che mi manca di più, però per adesso questa è la situazione. Spero che il buon senso italiano non si lasci trascinare dall’istinto e riesca ad utilizzare un minimo di intelligenza per capire che i nostri sacrifici sono essenziali per combattere questo grande nemico.

  10. 10

    Paolo De Vito

    Stiamo chiaramente assistendo ad una rivoluzione, che lascerà un segno indelebile sulle nostre vite e sui nostri comportamenti. Probabilmente, anche quando si troverà eventualmente un vaccino, saremo così segnati da ciò che ha caratterizzato la nostra vita per così tanto tempo, che faremo un’immensa fatica o sarà addirittura impossibile riprendere la vita da dove ne abbiamo lasciato “il corso normale”. Dalla scuola, al lavoro, a ciò che faremo nel tempo libero, al modo con cui ci approcceremo con le persone. Sarà davvero necessario andare a scuola o a lavoro, o anche a fare la spesa? Per adesso non lo so, solo il tempo lo potrà dire, però una conclusione che possiamo trarre è che il futuro è nelle mani di chi sarà più creativo, ingegnoso nello sfruttare le risorse che abbiamo e che potranno aiutare il nostro stile di vita; e sicuramente, la tecnologia, che ci piaccia o meno, sarà la base di tutto, anche se ciò vorrà dire la fine di alcune piccole imprese, a meno che non si aggiornino e stiano al passo coi tempi, trovando una soluzione.

  11. 11

    Chiara Luconi

    La prima volta che sentii parlare di questo Covid 19, più o meno qualche mese fa, mi ricordo che tutti ne parlavano in modo superficiale, lo consideravano meno pericoloso di una semplice influenza, io in prima persona lo feci, ed è stato un errore, soprattutto da parte di medici e persone importanti che ci hanno alimentato quest’idea.
    Nessuno era preparato a questo evento che ci ha radicalmente stravolto la nostra quotidianità e la nostra libertà; il mondo si è fermato, ho incontrato sui social alcuni video che riprendevano le città deserte, i negozi chiusi, un silenzio assordante che trasmette paura.
    Tantissime le vittime e tantissimi i contagi negli ultimi mesi, ci siamo trovati a combattere contro un nemico invisibile ma potentissimo.
    Le emozioni che tutti stiamo provando in questo momento sono tristezza, paura, stress, frustrazione…
    C’è chi ha perso i propri cari, amici per colpa di questo virus, senza poterli salutare un’ultima volta o senza star loro accanto nel letto di morte, chi ha perso il lavoro e non ha soldi per mantenere la propria famiglia, molte persone vivono sole, lontane dai propri parenti.
    La violenza sulle donne è triplicata durante l’emergenza del Coronavirus, inoltre la vulnerabilità economica che stiamo attraversando potrebbe, incoraggiare lo sfruttamento dei minori a fini commerciali…
    Il nostro futuro sarà segnato dagli effetti di questo evento sulle nostre vite, sull’economia, la società, l’istruzione, il lavoro.

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