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8 Comments

  1. 1

    Paolo De Vito

    Questo articolo, a mio parere, presenta molti punti validi: sono d’accordo, per esempio, col fatto che la povertà, anche “mentale”, cambi del tutto il nostro modo di pensare. Penso che aiuti a guardare con una prospettiva più oggettiva, ti aiuti a differenziare le necessità dagli “sfizi” che una persona si vuole togliere. Da questo punto di vista, dovremmo imparare anche dai nostri antenati, i quali, per la maggior parte sicuramente non erano ricchi, e dovevano guadagnarsi le cose partendo da 0, senza nemmeno il livello d’istruzione di cui disponiamo oggi. D’altro canto, non sono particolarmente d’accordo con la riflessione sulla diminuzione dei ritmi lavorativi perché, sì sono d’accordo con lo scopo, ovvero ridurre l’inquinamento, ecc… ma ci dobbiamo ricordare anche della crisi economica in cui ci ritroviamo, delle famiglie che soffrono la fame, e quindi diminuendo la produzione, si toglierebbe lavoro a migliaia di migliaia di persone in tutto il mondo, le quali non avendo lavoro, dovrebbero sopravvivere e ottenere per la propria famiglia il minimo benessere necessario (es. salute e cure mediche) come? Probabilmente rubando, uccidendo per rubare… E’ un problema complesso, la cui risposta è ancora più complessa…

  2. 2

    giuliagaldenzi

    Ho trovato questo articolo particolarmente interessante e molto veritiero
    C’e’ un’analisi precisa di come viviamo, a cosa ci interessiamo, ai valori personali e collettivi che ci animano.
    Dopo averlo letto mi sono fermata a riflettere e ho rivissuto per un attimo con la mente il mio percorso nel gruppo scout che ho lasciato da un paio d’anni ma che e’ durato a lungo.
    A parte il piacere di stare fra amici, costruire i progetti di solidarietà, la gioia e la libertà di passare tanto tempo all’aria aperta, essere scout mi ha insegnato innanzitutto l’essenzialita’ e, per riprendere le parole dell’articolo, la povertà. Niente cose inutili alle nostre riunioni e ai nostri campi estivi ed invernali, no cellulari, no vestiti o scarpe alla moda, ma dei pantaloncini e delle t-shirt anonime spesso logore perché così se si rovinavano lavorando, non ce ne preoccupavamo. Eh sì, perché l’importante era creare insieme, divertirsi, pensare agli altri e fare progetti per la comunità. E mentre ero insieme agli scout tutto ciò’ che quotidianamente sembra essere essenziale come l’aria, improvvisamente non serviva più.
    Quindi non era indispensabile! Tutto ciò mi porta a dire che e’ possibile comportarsi in modo diverso, ma sono anche sincera nel dire che forse trasportati dall’onda del “siamo tutti così” o ancora “ce l’hanno tutti” oppure “lo fanno tutti”, a volte io stessa non riesco a distinguermi dalla massa omologata come vorrei… Ma sono fiduciosa, spero di migliorare ogni giorno di più sulla via della concretezza. Perché’ se ognuno di noi inizia un percorso nobile verso gli altri e verso l’ambiente, tutti insieme potremmo cambiare le cose, perché a parte ciò’ che oggi stanno facendo i nostri politici, i nostri genitori, “gli adulti”, noi siamo coloro che costruiranno il domani e quindi sta a noi di cambiare!

  3. 3

    Chiara.Serrani

    Questo articolo, fa riflettere molto su cos’è la società di oggi. Personalmente, sono d’accordo con quello che dice Goffredo Parise nel suo scritto “Il rimedio è la povertà”. Fondamentalmente la povertà non è una cattiva cosa, anzi a volte ci fa essere più veri. Oggi giorno la nostra società è una società ricca o nel maggiore dei casi “finta” ricca. Dico “finta” perché non lo è veramente ma nasconde il fatto di essere povera per sembrare agli occhi delle altre persone alla loro altezza. Questa cosa mi rattrista molto, perché non è bello sentire o sapere che dei genitori fanno ore extra al lavoro, faticando molto, solo per comprare l’ultimo smartphone uscito o un capo di abbigliamento firmato, che magari costa anche perfino metà dello stipendio di una madre. Penso anche che un società del genere è una società sola. Sola perché oramai oggigiorno non si comunica più con le parole, ma solo attraverso degli strumenti elettronici. Come ultimo pensiero, per me la povertà è un segno di distinzione. Certo, bisogna avere coraggio ad ammettere di non essere ricco, ma quando lo si fa, ci si sente meglio con sé stessi, perché ci si renderà conto di essere unico e non seguire la massa.

  4. 4

    Ait Moundou Sara

    Devo dire che questo articolo, già dal titolo ha subito attirato la mia attenzione e leggendolo l’ho trovato ancora più interessante. Sono stati presentati punti che io condivido pienamente, in particolar modo la prima parte dove parla di come le persone dell’odierna società diano tanta importanza all’apparenza e gareggino a chi è il migliore, trascurando e nascondendo la propria essenza, semplicemente acquistando abbigliamenti, oggetti, auto di lusso pur non avendone le possibilità. Un’altra cosa che mi ha attirata dell’articolo, sono i quadri. Queste rappresentazioni, che pur essendo colorate, riescono a trasmettere angoscia e ansia. Mi hanno colpita perché raffigurano quella che è l’emergenza che stiamo vivendo, la realtà che stiamo vivendo: strade, luoghi pubblici deserti e tutti rinchiusi in casa soli. Tutti isolati.
    Ammirando questi quadri di Hopper non solo ho provato sensazione di solitudine ma anche nostalgia, capendo quanto sia bello stare insieme ad altre persone, poter comunicare, interagire, avere contatti.

  5. 5

    Andrea Marini

    Penso che questo articolo sia molto interessante poiché parla di una tematica molto attuale: ormai la nostra generazione vuole far vedere che ha le cose belle e costose per appunto apparire E BASTA. Un punto che mi ha molto colpito è quando si parla della gente che compra i vestiti firmati solo per apparire davanti agli altri. A me personalmente piace vestirmi firmato ma non per apparire davanti agli altri ma perché mi piace il mondo dei vestiti e della moda. Da questo desiderio di avere le cose firmate molte volte si arriva al comprare le cose false su siti poco affidabili solo perché sembrano simili a quelle firmate. Secondo me questo è un grande problema in quanto comprando le cose false non si sa a chi vanno i soldi e se le cose arrivano integre. Per questo motivo penso sia meglio comprare vestiti non di marca piuttosto che comprarli falsi e penso anche che i vestiti firmati non determinano l’essenza di una persona.

  6. 6

    Michela Moroder

    La povertà è non avere potere e non essere rappresentati adeguatamente; la povertà è mancanza di libertà.
    La povertà è fame. La povertà è vivere senza un tetto. La povertà è essere malati e non riuscire a farsi visitare da un medico.
    La povertà è non potere andare a scuola e non sapere leggere. La povertà è non avere un lavoro, è timore del futuro, è vivere giorno per giorno.
    La povertà è perdere un figlio per una malattia causata dall’inquinamento dell’acqua.
    Il mondo appartiene ai poveri, a coloro che sanno che cosa significa patire la fame e non avere nulla, non a coloro che basano la propria vita sullo sperpero di beni anche di prima necessità.
    La mia bisnonna che ha vissuto la guerra mi dice sempre che questo mondo in cui viviamo è alla deriva e lo si capisce dal fatto che il pane viene buttato nel cestino dei rifiuti perché non è più fresco come appena sfornato.
    A mio avviso abbiamo toccato il fondo in questo periodo in cui ha governato la paura di un virus che ha decimato il mondo. L’inizio della fine è stato sicuramente quando tutti i negozi hanno chiuso e la gente ha riscoperto la bellezza di godersi a pieno la famiglia, di dedicarsi ad uno sport, della lettura, delle cene seduti a tavola e non davanti a uno schermo. Come in un sogno il mondo si è ripulito di ogni tipo d’inquinamento: ormai avremmo dovuto capire che basta ben poco per fare la differenza e invece, tra meno di un mese, tornerà tutto come prima. Preparatevi perché il conto alla rovescia è ripartito.

    “Sappiatelo, sovrani e vassalli, eminenze e mendicanti,
    nessuno avrà diritto al superfluo,
    finché uno solo mancherà del necessario.”

    Salvador Diaz Miròn

  7. 7

    Viola Pipitone

    Condivido pienamente quanto scritto nell’articolo. Da sempre credo fortemente nell’ideale dell’essenzialità. Ritengo necessario che la società cominci a spogliarsi di tutto il superfluo di cui si è rivestita finora e che continua ad accumulare. Al giorno d’oggi pare che il consumismo e la “finta ricchezza” siano diventati le uniche opportunità di evasione dai problemi, quando invece è proprio questo crescente desiderio di possedere sempre di più a rendere schiavi. Stiamo diventando ciechi ai veri valori, a causa del bisogno impellente di acquistare per essere all’ultima moda, per dimostrare un valore alla società che spesso non è neanche veritiero. Apparire in maniera consona ai criteri di una società esigente e che pretenderà sempre di più è diventato il solo ed unico obiettivo. Sono totalmente d’accordo: dovremmo diventare tutti poveri e aggiungerei dovremmo diventare tutti ciechi all’apparenza per riuscire a vedere davvero la vera ricchezza [NDR: Consiglio di lettura: “Cecità” di José Saramago].
    Con la vista e con il cuore abbagliati dall’apparenza ci è ormai quasi impossibile vedere l’evidente necessità di fermarsi, di discendere. Esattamente, discendere. Pare ormai inappropriato un suggerimento del genere in una società che, alimentata dal consumismo, incita a salire sempre più in alto, a superare gli altri mediante ogni mezzo possibile al fine di raggiungere la tanto desiderata popolarità, la quale però, non bisogna dimenticarlo, è dovuta esclusivamente all’apparenza. Sembrerà assurdo quindi dire che ciò di cui abbiamo davvero bisogno è la povertà, è l’essenzialità. Una povertà che ci apra gli occhi al valore dell’essere e non dell’apparire. Una povertà che ci aiuti a scendere dal piedistallo e a riscoprire che non è essere al di sopra degli altri a renderci migliori. Una povertà che ci faccia riscoprire il valore di donare e donarci invece di pretendere e possedere.

  8. 8

    Chiara Luconi

    Questo articolo oltre ad essere molto interessante, è anche attuale e veritiero, ci troviamo in un mondo dove nessuno sembra interessato a investire sulla propria salute, come per esempio spendendo un pò di più per un cibo di qualità o accertandosi di aver fatto delle buone spese che siano a favore dell’ambiente in cui viviamo e della salvaguardia dei lavoratori.
    Io personalmente faccio molta attenzione a quello che compro sia nel cibo che negli indumenti, cerco sempre di spendere i soldi facendo attenzione alla qualità dei materiali, alla provenienza, magari spendendo un pò di più ma con la sicurezza di aver speso in base alla qualità e non alla quantità.
    La povertà non è non potersi permettere abiti firmati, che costano quanto mezzo stipendio di un genitore, che paghiamo solo per il marchio, perché se ci soffermiamo sulla qualità, non ne vale neanche un quarto del prezzo a cui li vendono.
    La povertà non è non avere soldi per l’ultimo smartphone uscito in commercio, ma guardare l’apparenza di una persona, quello che indossa, quello che compra, i luoghi che frequenta, senza guardare la ricchezza interiore che è quella che la caratterizza.
    La vera ricchezza non può essere comprata perché avere un animo buono, un’ educazione, un’istruzione, una famiglia che fa dei sacrifici per vivere in modo felice, quella è la vera ricchezza.

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