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5 Comments

  1. 1

    chiara

    Mi sono piaciute molto le immagini in bianco e nero correlate all’articolo, perché mostrano in modo chiaro e preciso quanto questa situazione di dipendenza dalle tecnologie ci stia portando a vivere in un mondo secondario, senza colori ma al contrario in bianco e nero, senza emozioni.
    Siamo ormai diventati dipendenti da questa realtà virtuale che ci circonda, non riusciamo più a interfacciarci vis à vis con i nostri coetanei, ma siamo solo capaci ad inviare decine di messaggi senza alcun senso, utilizzati per colmare la nostra noia…
    Ci scambiamo post e faccine che ridono, quando in realtà siamo tristi, siamo soli: i social network ci stanno isolando dal resto del mondo; passiamo ore intere nella nostra cameretta, scorrendo su e giù immagini di persone che nemmeno conosciamo, ma io mi chiedo, questo è vivere?
    Onestamente invidio quelle generazioni che passavano i pomeriggi al parco con gli amici, ai quali genitori non permettevano di comprare un telefono o un computer, e che perciò erano costretti a divertirsi in altri modi.
    Ho riflettuto molte volte sul tema dei social media e su quanto essi possano influenzare positivamente o negativamente la nostra vita da adolescenti e posso dire con certezza che ho trovato più aspetti negativi che positivi. Come scritto appunto nell’articolo il problema del cyberbullismo è tutt’oggi molto diffuso, soprattutto fra gli adolescenti che, purtroppo, essendo imprigionati in questa realtà, non dispongono della sensibilità per comprendere le situazioni e i sentimenti altrui, per questo prendono in giro e deridono i loro coetanei per puro divertimento.
    Spero che il fenomeno del cyberbullismo come quello del bullismo possa essere risolto il più presto possibile o perlomeno rallentato, in modo tale che ci possa essere più libertà di espressione nei social, ma anche nella vita reale!

  2. 2

    giuliarossolini

    Questo articolo ha fin da subito catturato la mia attenzione. Essendo anche io un’adolescente ho sentito parlare fin da quando ero più piccola di bullismo. Crescendo poi, quando mi sono addentrata nel “mondo dei social”: lì ho capito che ancora più preoccupante è il cyberbullismo. Quando si parla di bullismo fisico si intende quello compiuto di persona attraverso insulti, brutti gesti o atteggiamenti sbagliati verso altri coetanei, che spesso avvengono nell’ambito scolastico e sportivo, soprattutto negli spogliatoi. D’altra parte quando si parla di cyberbullismo si incorre in qualcosa di più nascosto: difatti i cosiddetti bulli utilizzano inappropriatamente i media digitali e attraverso una tastiera riescono a ferire le persone; tutto questo perché si sentono ancora più forti e potenti che dal vivo, in quanto coperti da una semplice immagine o da uno schermo.
    Leggendo alcune statistiche su google sono rimasta spiacevolmente sorpresa dal fatto che anche nei fenomeni di entrambi i tipi di bullismo sono presenti differenze di genere. Secondo quanto emerge, infatti, dell’indagine realizzata dall’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e ScuolaZoo su più di 8 mila ragazzi e ragazze, sono proprio quest’ultime le più colpite in rete da atti di bullismo. Secondo la ricerca compiuta il 12,4% delle giovani ammette di esserne stata vittima, contro il 10,4% dei ragazzi. A tutto questo si somma anche la sofferenza causata da commenti a sfondo sessuale, subiti dal 32% delle ragazze contro il 6,7% dei ragazzi. Questi dati sono sconvolgenti! Non è concepibile che ancora nel 2020 esistano al mondo così tante differenze di genere anche in questo ambito e che alle ragazze vengano continuamente dati appellativi volgari, solo per il loro modo di vestire o comportarsi.
    Ritengo che il “Web” sia un posto utile ma allo stesso tempo tremendo, in cui bisogna fare molta attenzione a non esporsi troppo. Come cita l’articolo ci sono tante persone che si nascondono dietro nomi falsi e di cui non si posso conoscere la vera identità e soprattutto le intenzioni. A mio parere sensibilizzare nelle scuole su questo tema così delicato e importante è davvero una bella azione; spesso però anche i genitori, soprattutto i meno giovani, dovrebbero essere messi a conoscenza di quanto può accadere ai loro figli che navigano in rete e a volte con troppe libertà.

  3. 3

    Sofia Micucci

    Questa iper-esposizione al Web mi fa desiderare una scuola e una società depurata da tutta questa tecnologia che personalmente mi sta soffocando. Vorrei tornare presto a leggere libri di carta e parlare con insegnanti in carne ed ossa, interagire con amici che hanno odori e tridimensionalità. Credo che la tecnologia in dosi massicce ci renda più docili, manipolabili, meno brillanti e più depressi. Essere nativi digitali per qualcuno è una grande risorsa: io la vedo come una triste involuzione. I nativi digitali sono bambini di pochi mesi o pochi anni, seduti nel carrello della spesa con un cellulare in mano o con un tablet che li rende docili e tranquilli. Sono bambini che dovrebbero urlare, correre e inventare giochi in compagnia di altri bambini ed invece sono là, soli in compagnia di un colorato device, che li rende nativi digitali. Sarebbe meglio essere prima umani e poi apprendere le cose necessarie per non restare all’era della pietra… numerica!

  4. 4

    Lorenzo Lupacchini

    La tematica trattata in questo articolo è discussa da molti anni, ma -ahimé- ancora se ne parla frequentemente perché non sembra che le cose stiano cambiando in meglio.
    Ormai oggi tutti lo pensano ma in pochi lo dichiarano: siamo dipendenti dalla tecnologia.
    Io in primis affermo che i social e tutte le piattaforme in cui ci si può relazionare con altra gente hanno cambiato il mio modo di esprimermi e relazionarmi con gli altri, ma sono consapevole di non essere tra i peggiori dei casi, in cui la persona è più interessata a mostrare la propria immagine sui social, che a vivere la propria vita, e che giudica se stesso e gli altri in base ai like e ai followers sui propri social network.
    Mi ha fatto molto riflettere la frase di Steve Cutts all’inizio dell’articolo; ogni volta che in televisione annunciano queste nuove invenzioni tecnologiche come robot che parlano le lingue e svolgono funzioni umane, macchine in grado di guidare da sole, macchinari super-avanzati in grado di sostituire un uomo in fabbrica etc, io sono affascinato ma allo stesso tempo tremendamente impaurito, perché se in un futuro ci saranno tutte queste macchine e robot a sostituire il lavoro degli umani, noi come faremo per sopravvivere senza lavoro? E come faremo a sviluppare le nostre capacità in un determinato tipo di lavoro, se tanto ci sarà una macchina o un robot che lo fa al posto nostro? C’è seriamente il rischio che il mondo venga popolato da generazioni di idioti!

  5. 5

    Helena

    Mi sono piaciute molto le foto dell’articolo ed anche le immagini del video intero, fotografano la situazione sociale oldierna alla perfezione, nonostante siano volontariamente esagerate e grottesche.
    Purtroppo l’avvento delle tecnologie, oltre allo svago e al divertimento, ha portato con sé molteplici aspetti tutt’altro che positivi. Con i social si sono create delle piattaforme così immense, dove chiunque può perdere il controllo e trovare informazioni, foto e video di qualsiasi genere… Ovviamente sono stati creati per divertire, per svagarsi, per evadere dalla realtà, ma hanno acquisito così tanta popolarità da diventare vastissimi e accessibili a chiunque e di conseguenza inevitabilmente si sono creati lati oscuri, dietro ai fini iniziali su cui erano stati fondati. Il cyberbullismo è uno di questi, un fenomeno molto comune nei social network: una qualsiasi persona dietro uno schermo può diventare un bullo. A chiunque abbia un profilo Instagram o Facebook sarà capitato di vedere più di una volta un commento negativo; purtroppo al giorno d’oggi sono diventati praticamente ‘normali’ che neanche ci accorgiamo più e li ignoriamo. Il che non è del tutto negativo, ma fino a che punto arriverà la nostra indifferenza?
    Per non parlare di tutti quei siti ‘d’incontri’ ideati per chi cerca un compagno o una compagna. Questi li disprezzo personalmente perché credo che abbiano ucciso la fase più bella in una relazione, quella dell’incontro, del primo “gioco di coppia”, del corteggiamento. Ora è tutto più semplice, con un click, un like, abbiamo già tutto nelle nostre mani. Purtroppo la maggior parte di noi, nuova generazione, siamo dipendenti dai social, il che può danneggiare la nostra salute mentale, cambiare la percezione di noi stessi, causare depressione e così via…
    Dovremmo imparare a distaccarci dai social e utilizzarli con cautela, soprattutto non farci condizionare da tutto ciò che vediamo o leggiamo all’interno di essi.

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