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3 Comments

  1. 1

    rebecca francelli

    Personalmente ho trovato l’articolo molto interessante e sono rimasta colpita dalle molteplici volte in cui è stato sottolineato il fatto che delle semplici domande fatte da un istituto scolastico siano state considerate, dai paesi esteri, come “questioni politiche”. A mio parere tali dichiarazioni ci mostrano quanto la malattia, il Covid, ci leghi non soltanto a livello umano e ci unisca e accomuni, ma esso ci divide allo stesso tempo, mettendo spesso gli uni contro gli altri per quanto riguarda la politica e i pensieri personali nei confronti della pandemia. Esprimere le proprie opinioni anche tra amici, secondo me, risulta rischioso al tempo d’oggi dato che si ha la paura di essere giudicati o semplicemente non apprezzati per avere idee differenti sullo stesso tema.

  2. 2

    tommaso.belegni

    Questo articolo mi ha subito colpito dal suo titolo e mi ha incuriosito molto, quindi ho deciso di leggerlo per vedere di cosa parlasse. Dato che disponiamo dei mezzi necessari, ho trovato molto utile e interessante l’idea di fare un sondaggio tra le scuole di differenti nazioni per capire veramente come se la passano i ragazzi di tutto il mondo. I risultati di questo sondaggio mi hanno fatto pensare a quante volte ci siamo sentiti persi e soli durante questo brutto periodo di pandemia, non potendo passare normalmente una giornata, ma mi ha anche aperto gli occhi su una realtá comune. Infatti se ci pensiamo bene, questo è un problema che riguarda tutti, e magari ci sono persone che se la passano anche peggio. Grazie a questo articolo infatti mi sono sentito più tranquillizzato sotto questo punto di vista, sapendo che non sono l’unico che si sente ‘in gabbia’. Inoltre nella parte dell’intervista dedicata al Canada ho trovato molto curioso il fatto del ‘Social Circle’, che strizza l’occhio alla normalità di tutti i giorni che vivevamo prima. Forse è un po’ inopportuna la domanda ‘Il Covid è stato creato in laboratorio o è un processo naturale?’ Penso questo perché credo sia un argomento molto più grande di noi e che non dovremmo approfondire perché non avremmo mai una certezza a riguardo. Complessivamente questo articolo mi è piaciuto molto e mi ha anche fatto imparare nuove cose.

  3. 3

    maddalena.mannucci

    Ormai da quasi un anno a questa parte nuove terminologie risuonano continuamente nella nostra testa come lockdown, quarantena, covid, paziente positivo e tantissime altre… La pandemia mondiale che ha fortemente colpito la nostra società, ha portato con sé tante difficoltà e in quanto tali c’è stato il bisogno di impegnarsi per superarle e andare avanti. Le solite tristi informazioni hanno reso questa situazione più critica di quanto già non lo fosse: ho per questo particolarmente apprezzato che i ragazzi abbiamo scelto di parlare delle loro esperienze. Le emozioni e le sensazioni, provate da qualsiasi giovane, testimoniano come le parole usate da questi studenti siano pure oneste e senza filtri. La nostra generazione, la Z, non è solo telefonino, tablet e pc, ma ben oltre: siano in un certo senso gli “avatar dei nostri genitori”. Ciò può sembrare strano ma è grazie ai mille profili social che abbiamo se siamo riusciti a mantenerci in contatto nei mesi di marzo, aprile e maggio. Come ogni cosa ci sono lati negativi, positivi e tante opinioni tra loro divergenti, ma se non fosse stato per la tecnologia, chissà come sarebbe andata a finire! Le nostre giornate casalinghe urlavano per il dolore o per delle mancanze che la pandemia ci ha fatto vivere in prima persona. Un grido poteva essere quello relativo dal dispiacere della mancata partenza per il gemellaggio con i corrispondenti francesi (LEGGI L’ARTICOLO!-), con i quali però ci stiamo mantenendo in contatto grazie alla tecnologia di noi Z e ciò ci dovrebbe bastare per ritrovare un sorriso di conforto.

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